Il Politecnico non solo conferma la normalità di avere a disposizione Internet ma sottolinea come questo nuovo media sia riuscito a modificare le nostre le nostre abitudini in fatto di acquisto, informazione e gestione degli affari all’interno di una quotidianità scandita da ritmi di vita diversi in cui i tempi interstiziali hanno assunto rilevanza, caratterizzata da territori fisici e sistemi di relazione allargati, contaminata da influssi multiculturali e universi di riferimento a cui si affacciano identità frammentate, abitata da raggruppamenti di individui più fluidi in termini di forme di famiglia e modelli organizzativi del lavoro. E il marketing? Non può certo rimanere lo stesso, se le variabili spazio-temporali sono cambiate. Le implicazioni organizzative sono profonde, faticose e onerose ma il paradigma pre vendita – vendita – post vendita va ripensato. La diffusione della connessione ha portato Internet a essere il secondo mass media dopo la televisione, sebbene quest’ultima rimanga il veicolo perfetto per fare intrattenimento e suscitare emozioni mentre pc, smartphone e tablet costituiscono ottimi strumenti di approfondimento, verifica e confronto delle offerte. I due mezzi, ad ogni modo, non si escludono a vicenda ma si sovrappongono rispondendo a esigenze sinergiche. Essere presenti sul web sarà, pertanto, obbligatorio visto che la maggior parte delle decisioni di acquisto si forma proprio qui dove è possibile costruire messaggi personalizzati rivolti a un target più profilato. Cade la buona vecchia regola di essere ricordati tra le prime marche: non basta più per vendere o portare nel punto vendita. Il consumatore esige costanti, veloci ed esaustive motivazioni per continuare a sceglierci e sarà proprio la capacità di utilizzare in modo furbo e coerente i diversi canali a fare la vera differenza nel futuro. In parole povere, un approccio multicanale efficiente nel rispetto della brand equity sarà fondamentale per definire le sorti delle proprie quote di mercato. Quel che si diceva sugli OLD and PAID media non può essere uguale a quel che si dirà sui NEW, OWNED and EARNED media dato che il valore di un’informazione cambia a seconda del bisogno in una determinata posizione. Keyword advertising, applicazioni e social network sono le tendenze più diffuse del momento anche se quel che davvero conta è che il contenuto sia giusto rispetto al contesto di erogazione. Una buona strategia di comunicazione, insomma, dovrà prevedere un media mix che risponda ad obiettivi specifici sulle diverse piattaforme: ascoltare, attirare l’attenzione, convincere, fidelizzare, creare reputazione, far girare la voce, acquisire nuovi clienti. Non esistono regole fisse. Eppure, i risultati arriveranno solo per chi si muoverà in modo intelligente. Buona fortuna.
Brand awareness? Non basta più
Dans: Web Par: une demoiselle errante Le: 7 gennaio 2012
Tags: 15 dicembre 2011, osservatorio multicanalità, politecnico di milano
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Ladies Christmas, edizione terza
Terzo anno di festeggiamento per le girls, tutte calorosamente riunite nella mia casetta per lo scambio degli auguri. E pensare che qualcuno mi ha persino chiesto se per caso non ci saremmo annoiate, tutte donne. Ecco, no. Direi proprio di no. Abbiamo sempre un sacco di cose da raccontarci nonché una serie infinta di brindisi da portare a termine. Reduce dai classici articoli di rito su tutto quello che è must per le feste, ho creato un ambiente denso di oggetti utili ad attirare amore, felicità e benessere. Fiori, cuori, colori, luci, spezie, essenze e candele, a cui si sono aggiunti i contributi delle ragazze: manicaretti di ogni razza e specie compresa una zuppa thai rinforzante; immancabile salame nostrano verace e gigante; vischio prorompente prontamente attaccato al soffitto con un nastro rosso; magnum imbarazzante da stappare per non sbagliare; ultimo album di Michael Bublé come colonna sonora; coroncine da principesse e nano d’oro. Ebbene sì. E’ arrivato anche lui, una statuetta big and gold dalla chiara forma propiziatoria che è diventata subito il mio regalo preferito: chiaro e inequivocabile simbolo di buona fortuna. Special thanks all’amica B, sintonizzata sul mio lato Biancaneve. Non credo che i vicini abbiano particolarmente apprezzato la melodia del nostro cicaleccio, soprattutto durante l’intensa interpretazione di tutto il repertorio natalizio a cui si è aggiunta la nostra nuova canzone preferita: Rossetto e Cioccolato, un vecchio pezzo della Vanoni che celebra la sapienza femminile nell’arte del piacere. L’apice, però, è stato raggiunto con l’incendio del pandoro a cura di una teorica tranquillissima madre di famiglia. Ringraziandola per aver appiccato il fuoco, che è stato quasi immediatamente estinto, notare quasi, Lady V è fortunatamente riuscita ad annunciare: the cream is done and it is nice, ovvero la crema per condire quello che ne è rimasto è pronta e montata bene. Meno male. Dal leitmotiv che era take a flower and leave a wish, ovvero prendi una rosa – glitterata – e lascia un desiderio, buttiamo qualche messaggio in rete nella speranza che venga ascoltato: since we are all princess, we need the best; sarà bello, bellissimo e travolgente, lasciarsi vivere totalmente… dolce, dolcissimo e sconveniente; amore e un lavoro strapagato, nuovissimo e divertente per tutte le nate sotto il segno della vergine; che ogni mamma al risveglio possa essere felice; che i desideri prendano forma; bonheur et amour; Πικκολε λυκι χε βριλλανο στασερα ιν qυεστα κασα σεμπρε κοσì!; nulla cambi per chi ha già ciò che desidera. In sostanza, evviva noi. Buon Natale, finalmente portato a termine degnamente.
Dans: Événements Par: une demoiselle errante Le: 26 dicembre 2011
Tags: buon natale, ladies christmas, terza edizione
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Buongiorno Italia, senza Silvio

Buongiorno Italia è una delle esclamazioni più diffuse del primo giorno senza Silvio, appena entrati in rete. Probabilmente non c’è molto altro da aggiungere se non augurarsi una buona giornata sfoderando il più largo dei sorrisi con la speranza che l’incubo sia davvero finito. C’è chi ripercorre l’ascesa e il declino del personaggio che ha preso in giro l’Italia a suon di proclami ingannevoli portandola praticamente al fallimento, chi si è alzato tardi perché ieri sera ha stappato bottiglie in fresco da 17 anni e chi teme che la cultura su cui si è basato il suo predominio mediatico possa sopravvivergli mettendo nuovamente a rischio il futuro della nostra nazione. Personalmente trovo difficile commentare. Voglio solo dichiarare la mia felicità a seguito di quello che, comunque, ritengo un grande simbolo di cambiamento per, poi, sottolineare che l’uscita di scena di chi è entrato dalla porta principale per scappare da quella di servizio è vergognosa. Che tristezza per un commediante che si riteneva onnipotente. Sbagliare è umano, perdere la maggioranza possibile ma non avere il coraggio di congedarsi dal paese che si è governato per quasi due decadi perché si teme una pioggia di pomodori in faccia è il massimo del minimo storico. Ben venga che l’epilogo sia stato proprio questo quando fino a qualche giorno fa si continuava a rinnegare la crisi sfoderando il solito ottimismo nauseabondo e inopportuno. Che sia la volta buona che ci ficchiamo in testa per sempre che per vincere, alla lunga, contano impegno, serietà, saggezza e competenza? Che sia davvero finita l’epoca in cui spacconi senza arte né parte trascinano altri poveri illusi verso scorciatoie che portano al baratro anziché al tesoro promesso? Lo spero vivamente. Nata e cresciuta in una famiglia all’antica, ho fatto di cultura, classe e merito i miei valori portanti. Ci hanno costretto ad assistere all’arroganza dell’ignoranza, a meretrici atteggiate da grande dame, a ladroni al posto di uomini onesti. Mentre scrivo queste righe, leggo ancora che c’è qualcuno disposto a rinnegare le proprie responsabilità. Abbiamo molto da fare per ripristinare un percorso più decoroso, umile e onesto per il nostro paese. Sbarazzarci di un intero plotone per cui sesso, soldi e potere facili hanno costituito un meritevole traguardo non sarà facile ma, in ogni caso, un primo grande passo è stato fatto: Berlusconi, grazie a Dio, non rappresenta più l'Italia. Puff. L'hanno fatto scendere dal palco nel peggiore dei modi. Speriamo in bene e forza in terra agli uomini di buona volontà.
Dans: Politique Par: une demoiselle errante Le: 13 novembre 2011
Tags: buongiorno, italia, silvio berlusconi
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Conciliare austerità e crescita
Normalmente seguo il Politecnico di Milano sul digitale ma questo titolo mi ispirava perché di crescita se ne parla tanto e si fa poco, dell’austerità han paura tutti mentre il conto doveva arrivare, visto che abbiamo vissuto per anni al di sopra delle nostre possibilità. Per partire. Il nostro PIL dal 1990 ad oggi è sostanzialmente salito con una crisi nel 2008 da cui non ci siamo mai ripresi. Vero è che non è semplice continuare a crescere per chi è già ricco soprattutto in assenza di materie prime importanti e costi di produzione competitivi ma, per procedere, dobbiamo rimuovere alcuni ostacoli burocratici e ristrutturare laddove necessario ricordando che crescita zero, essendo una media, non significa non avere settori in salute. Il momento è molto difficile ma potrebbe essere anche l’occasione per sistemare ciò che non va, a condizione di avere una buona leadership. Come ci siamo arrivati? Non perché Berlusconi non sia stato credibile ma perché la manovra presentata era confusa, lacunosa e non illustrava gli strumenti con cui compensare l’effetto depressivo dei tagli attraverso un programma di sviluppo. La richiesta della Commissione europea, inoltre, era sbagliata: il pareggio di bilancio, con crescita zero e inflazione in aumento, non garantisce nulla. Occorre una strategia da rientro che contempli una serie di misure articolate che, da un lato, servano a ripagare il debito e, dall’altro, a risolvere quei problemi strutturali, peraltro condivisi da tutte le economie avanzate, che continuiamo a rimandare al futuro ricorrendo al debito per evitarli: pensioni (l’allungamento della vita media comporta per forza un ripensamento del sistema se non vogliamo gravare sulle generazioni a venire); evasione (il sommerso non dipende solo da maxi evasori ma da milioni di piccole realtà su cui si chiude un occhio pensando di difenderle); dimensioni delle imprese (piccolo significa scarsamente produttivo prima ancora che al riparo dai controlli); regole (continuare a cavarcela con piccole truffe comporta più costi che vantaggi); giustizia civile (non è la lunghezza del penale a condizionare la nostra quotidianità); istruzione (il nostro livello culturale continua a essere troppo basso). Buona notizia: abbiamo 2 miliardi di consumatori in più da soddisfare. Domande. 1) La flessibilità del lavoro da discutere, fino ad ora, sembra aver danneggiato i giovani, relegati al ruolo di precari perenni. 2) Queste disquisizioni meritevoli sembrano puramente accademiche. Monti potrebbe essere un esempio di competenza finalmente applicata alle sorti del paese? Perché il foro politico assomiglia più a uno stadio infuocato che non a una sede di seri dibattiti macroeconomici.
Dans: Politique Par: une demoiselle errante Le: 10 novembre 2011
Tags: 8 novembre 2011, conciliare austerità e crescita, roger abravanel
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Come e perché usare Twitter
Dedicato a tutti quelli, come me, che non hanno capito da subito le potenzialità del passerotto blu. Twitter è, innanzitutto, la più grande rassegna stampa personalizzata al mondo. Sarete voi a decidere chi seguire e solo se dice qualcosa di rilevante. Trovare, quindi, le vostre fonti, attraverso il campo di ricerca, è il primo passo anche se comporta la prima difficoltà. La gente, di norma, non appare per nome e cognome ma con nick corti e, spesso, fantasiosi. Primo consiglio, dunque, ispiratevi a qualcuno che conoscete già, ad esempio me, per tirare giù i primi contatti di vostro interesse. Basta controllare la voce following e cliccare segui. Sarà un eterno aggiornare, non abbiate fretta. Salvare i twitteri in liste, servirà in futuro a trovare più agevolmente materiale su argomenti specifici. Ed ecco la prima vera differenza rispetto a Facebook. Non bisogna essere accettati o amici per vedere, il contenuto è pubblico. Le reti si creano in base a puro e semplice feeling intellettuale laddove i profili sono brevi e stringati. Poche righe per specificare chi siete e perché frequentate l’ambiente nel rispetto della sintesi, caratteristica portante di questo canale: 140 caratteri per esprimere un’opinione o erogare una notizia, comprensivi di link. La vostra timeline, streaming, mostrerà un flusso continuo di aggiornamenti. Poche azioni a disposizione, tutte proposte sotto i tweet: rispondere (apparirà @nomeacuirispondete: posterete sul suo wall), retwittare (un misto tra dire che vi piace e condividere: girerete automaticamente il post altrui ai vostri follower), salvare tra i preferiti (serve a conservare traccia dei post migliori). La vera chicca, comunque, è costituita dagli hashtag. Digitare #qualcosa vi condurrà automaticamente a conversazioni in cui tutti, sconosciuti compresi, stanno parlando di quello. Anche in questo caso, non è semplicissimo, all’inizio, identificare i topic. Tre modi: intercettare gli # sui messaggi degli altri, monitorare le tendenze più popolari in homepage (impostate trend topics, TT, italiane), ascoltare quello che vi viene comunicato all’evento a cui state partecipando. Una marea di uccellini cantano ma non sperate che chi seguite vi segua, anche se, di solito, si tengono d'occhio i nuovi arrivati. Nel caso di personaggi famosi, cosiddetti twittstar, sarà dura. Meglio farsi notare, con calma, attraverso pensieri intelligenti. Ultime dritte: controllate, ogni tanto, il campo @menzioni sotto lo status per vedere se qualcuno vi ha citato e collegate il vostro blog, casomai ne aveste uno. That’s all. Non esiste mezzo più veloce, asciutto e completo per informarsi. Provare per credere.
Dans: Web Par: une demoiselle errante Le: 8 novembre 2011
Tags: @blogrouge_milan, twitter, vantaggi
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Mi informo online, acquisto offline
Sono andata a seguire questa conferenza più per curiosità che per bisogno, visto che non compro e non vendo online. Mi sembrava interessante il tema, per cui diffondo qualche evidenza già che c’ero e non sbagliavo. Intanto, il campione rappresentativo dell’utenza di rete ha proprio un bel profilo medio: 57% di uomini e 43% di donne di età prevalentemente adulta (24% tra i 35 e i 44 anni, 26% tra i 45 e i 54) con un’istruzione medio-elevata (30% sono impiegati o quadri, 12% professionisti, 10% pensionati) e un attitude da heavy user (il 76% accede più di una volta al giorno) propensa alla socializzazione (il 70% usa FB, il 12% Twitter, l’11% Linkedin). Quindi, per una volta, si può uscire dallo stereotipo della sciura Pina quando si pensano i contenuti. Poi, seppur continui a dominare il canale fisico per l’acquisto, 1/3 di queste persone compra online, tanto è vero che l’Internet economy nel 2010 pesa il 2% sul PIL, pari a 32 mld di euro, con 4 settori trainanti (viaggi, elettronica, moda, editoria) e indiscutibili vantaggi (prezzi competitivi, offerta completa, risparmio di costi e disagi connessi agli spostamenti). Detto ciò, il web risulta, comunque, il mezzo portante per quel che concerne l’informazione, a prescindere da quello che succederà dopo. Almeno il 55% degli intervistati (la percentuale sale considerevolmente per alcuni settori come quello dei viaggi) consulta siti, mail e blog prima di comprare e, una volta fatto, è propenso a commentare in rete (il 17% di questo 55% commetterà delle azioni, tra cui la condivisione di eventuali problemi, su canali sociali). La dinamica può anche invertirsi ed è utile conoscerla: c’è chi si informa sul punto vendita per, poi, comprare online (6% dei casi). Gli investimenti sui canali di comunicazione web, a questo punto diventano strategici, tanto più che il rapporto tra investimento pubblicitario e ritorno sulle vendite è quello più alto in assoluto tra i vari media. Tenuto, inoltre, conto che già oggi l’85% dei telefonini accede alla rete, non si potrà neanche più prescindere dai risultati erogati da ricerche in mobilità con il risultato che l’advertising geolocalizzato è destinato a crescere, basandosi sulla vicinanza fisica di chi lancia una query e l'eventuale punto vendita. In futuro, vedi caso Tesco in Corea, gli scaffali potrebbero addirittura scomparire per essere sostituiti da foto dotate di QR Code dando la possibilità di acquistare via smartphone, magari con un google wallet e senza carta di credito, per poi ricevere la spesa a casa. Insomma, l’innovazione passa da qui, non ce n’è. Sempre più esaltata.
Dans: Web Par: une demoiselle errante Le: 28 ottobre 2011
Tags: comportamento d’acquisto, netcomm, utente web
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Telecom Working Capital, un mistero
Cercherò di essere educata. Infatti, ho scelto mistero per il titolo e non quello che avrei avuto in mente. Comunque. Ricostruiamo i fatti, lasciando spazio a un’eventuale spiegazione. Mesi fa, non ricordo quando per la precisione, ho trovato un annuncio sul Corriere della Sera che titolava: Wanted. Nella foto, una specie di nerd e, in bodycopy, l’invito a mandare progetti innovativi nell’ambito web per concorrere all’assegnazione di uno dei premi monetari messi in palio Telecom & Co per finanziare idee meritevoli. Estraggo la mia proposta dal cassetto, già piuttosto elaborata, mi registro e la carico sul sito. Il processo sembra semplice ma, da questo punto in poi, inizia a montare la nebbia. Il tempo scorre. Dalle fonti ufficiali, si desume che la ricerca di startupper rivoluzionari prosegue a spron battuto su tutta la penisola, capitanata da valorosi condottieri. Che fine ha fatto la mia idea? Mando una mail. Non hanno ancora finito di leggere tutti i materiali pervenuti. Ok. Mi tocca aspettare l’incontro di Milano per capire meglio. Impossibile conoscere la data a priori. Ma, a un certo punto, zac: mi appare su un post. Ohibò. Meno male che son libera e la Bocconi è a due passi da casa. Raggiungo la mia ex Università per sedere tra le prime file. Il preambolo sa di déjà vu. Gran parte dei discorsi li ho sentiti allo IAB pochi giorni prima ma finalmente… sorpresa! Salgono sul palco 10 finalisti. Da dove sono usciti? Dove è stato comunicato che qualcuno ha passato una prima fase di selezione? Boh. 3 minuti di tempo a testa e, poi, votazione su Facebook. Inizio e fine non ben specificati. X Factor è più serio, anche se Luna se la contende con Facchinetti in termini di conduzione. Qualche 30.000 euro viene assegnato. Dove sono finiti, in tutto ciò, i progetti green? Lo chiedo via Twitter. Se ne parla a Torino, rispondono. Ah. E perché sul sito questa informazione non c’è? Tento di segnarmi la data in agenda. Peccato non trovarla. Rileggo tutto quello che è stato pubblicato anche per capire se c’è traccia di chi è dentro e chi no. Foschia. Una sezione elenca le iniziative supportate nel triennio ma non si riesce a distinguere bene tra quelle attualmente in gara e quelle delle edizioni precedenti. Pensavo che un concorso destinato a erogare 2,5 milioni di euro richiedesse più trasparenza. Cosa succederà nell’ultima tappa? Si ritirerà solo un assegno o che? Privilegiati gli under 30 ma anche no. Esclusi quelli già scartati con possibilità di ripescaggio. Mah. Vale tutto e il suo contrario. Mistero. Poco è dato sapere.
Dans: Web Par: une demoiselle errante Le: 23 ottobre 2011
Tags: come funziona, telecom 2011, working capital
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Un web normale ma non troppo
Lo IAB Forum 2011, inizia con un tributo a Steve Jobs e sotto i migliori auspici con dati molto confortanti: 26,2 mio di persone connesse al mese di cui il 50% accede quotidianamente almeno per un’ora e 20 sempre più in mobilità grazie agli smartphone, la cui diffusione è in aumento. Un mercato, quello digitale, che non è più di nicchia: + 15% 2010 su 2009 pari al 2% del PIL destinato a diventare 4% entro i prossimi 3 anni con 35 mio di utenti attivi e che rappresenterà il 14% del mercato pubblicitario complessivo entro il 2011 con 1,2 mrd di euro investiti. Insomma, il web è ormai parte integrante della nostra vita, da cui il titolo The new normal. Peccato che il collegamento delle 9:40 con il Presidente della Camera Gianfranco Fini salti, quasi ad anticipare i discorsi successivi. Siamo, comunque, indietro rispetto all’Europa: mancano infrastrutture e competenze. Cresciamo lentamente, perdiamo opportunità e rischiamo di venir tagliati fuori dai grandi circuiti internazionali. Un’amara verità che, purtroppo, riguarda tutto un paese, ricco di risparmio che sta per diventare povero perché non riesce, attraverso l’innovazione, a trasformare quello che ha accumulato in qualcosa di utile. Il governo più che fornire strumenti di sviluppo, tra cui la banda larga, sembra più impegnato a voler manipolare la rete che, invece, andrebbe lasciata libera e tassativamente concorrenziale. Digitalizzazione e alfabetizzazione informatica renderebbero le nostre aziende competitive facendo risparmiare alla sola amministrazione pubblica fino a 40 mrd l’anno ma la politica, forse per motivi geriatrici, non ne comprende le potenzialità. Internet, intanto, sta comunque affiancandosi alla tv come secondo media portante fruttando la voglia di espressione e interazione delle fasce più giovani della popolazione anche se la vera parola d’ordine è contaminazione, come ben ci insegna Arianna Huffigton in arrivo in Italia con il suo Post. Più che temerla o lamentarsi, bisognerebbe capire come utilizzare al meglio tutte le carte che abbiamo a disposizione in un’ottica corale di qualità dell’informazione, copertura, specificità e utilità. Non si tratta banalmente di appiccicare un blog a una trasmissione di vecchio stampo perché così fan tutti ma di allargare il dialogo sfruttando anche il web che, comunque, sta trainando il processo di costruzione del futuro grazie alla sua capacità di accelerare il cambiamento attraverso la leva della condivisione. Che emozione.
Dans: Web Par: une demoiselle errante Le: 15 ottobre 2011
Tags: 12 – 13 ottobre 2011, iab forum milano, the new normal
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Post, da capriccio a opportunità
Vero, Franca? (Sozzani – ndr). Allora, nel 2010 ha lanciato il sito Vogue.it con annesso e connesso un editoriale scritto da lei sotto forma di blog. Che fa, copia? I più, comunque, han gradito la possibilità di poter commentare il suo autorevole pensiero. Nel 2011, ha stroncato gran parte dei blogger presenti alle sfilate tacciandoli di volgare egocentrismo pur riconoscendo loro il merito di esprimere un’opinione diversa, seppur dubbiosa se catalogarli come moda passeggera o pericoloso fenomeno in espansione. Nel mentre, ha pubblicato un prezioso libro in cui sono raccolti tutti i post del suo primo anno elegantemente impacchettati. Le spiego. I blogger, su cui fatica a prendere posizione, non sono né dei mitomani né una malattia contagiosa. Sono semplicemente una realtà. Un fatto, utilizzando un gergo giornalistico. E come tale va rilevato. Persone che, stufe del vostro predominio sull’informazione, si esprimono senza aspettare approvazioni. Anche perché, a un certo punto, uno si chiede come fa uno dei direttori più potenti al mondo ad aver raggiunto quella posizione senza saper scrivere. Digerire i suoi testi è quasi impossibile. Non scorrono, mancano di ritmo, abbondano di ridondanze e parole povere. Per non parlare dei concetti, di una banalità sconcertante. ‘Dipende tutto dalla donna e non dall’abito’. ‘La bellezza non è la sola chiave per avere successo’. ‘Prendere il sole è un diritto di tutte, con o senza pancia’. Per raggiungere l’apoteosi con frasi del tipo: ‘Ci sono momenti particolari dove ci si sente parte di un evento e dove l’abito esemplifica al meglio il mood con cui si vive quel momento’. La prego, cosa voleva dire? Peccato, perché le rare volte in cui accenna a riflessioni sul settore, si coglie la sua raffinata conoscenza senza, però, approdare a conclusioni secche, incisive. Sfatiamo anche il mito delle vostre favolose opportunità. Ad agosto, mentre lei è in vacanza, giovani aspiranti redattori possono scrivere sul suo canale. A ottobre, contribuire a costruire Vogue Encyclo. Tanto materiale gratis in cambio di una firma. L’avete spiegato a questi poveri illusi che, anche se diventassero collaboratori fissi, percepirebbero il corrispettivo di un panino per un pezzo che magari richiede un’intera giornata? No, cara. Il tempo di un'egemonia ingiustificata è finito.
Dans: Web Par: une demoiselle errante Le: 7 ottobre 2011
Tags: franca sozzani, i post del direttore, recensione
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Godiamoci il digitus impudicus
Sembra proprio che l’opera gentilmente offerta da Maurizio Cattelan possa sostare nella nostra città. Un dito che non sappiamo bene dove metterci, sebbene l’autore abbia chiaramente specificato che dovrebbe star lì, in Piazza Affari, nel pieno centro di Milano. L’imbarazzo deriva fondamentalmente dal non aver capito il senso del messaggio dell’artista italiano vivente più quotato al mondo anche perché lui non spiega. Ci lascia immaginare. Vuole provocare una reazione, insomma, come con tutta la sua produzione tesa a smascherare il conformismo con cui tentiamo di celare i lati più patetici della commedia umana. Riflettiamo. Infastidisce perché, osservando bene, dobbiamo ammettere che non si tratta di un gestaccio bensì di un saluto romano con le dita mozzate che deve essere letto all’interno di una mostra ben più ampia dal titolo Contro le ideologie, allestita a Palazzo Reale nel 2010. Rifiuto degli orrori dell’epoca fascista significa, interpretata letteralmente. Eppure, l’ubicazione davanti a Palazzo Mezzanotte non può fare a meno di destare qualche sospetto. Può urtare la sensibilità degli operatori di borsa proprio mentre sono intenti a ripristinare un'immagine positiva del luogo in cui domanda e offerta di capitali si incontrano. Infatti, non è un monumento contro la finanza. Guardando di nuovo bene, si scopre che è girato dal lato opposto. E se fosse il mercato mobiliare ad aver dimenticato di essere al servizio delle persone? Gli Indignados protestano a Wall Street contro la degenerazione di un sistema che ci ha portato quasi al collasso. Dietro ai titoli, la realtà. I fatti non smettono di esistere anche se li ignoriamo e l’arte contemporanea, per l’appunto, vuole rappresentare la storia e le sue contraddizioni. Non è mai volgare. Lo diventerebbe, forse, se venisse spostata ad Arcore, come in molti hanno pensato. Peccato che stile, volumi e materiali siano stati concepiti proprio dialogare a suon di travertino e marmo di Carrara con il classicismo della facciata del tempio delle contrattazioni. Senza contare che non è facile disfarsi di 6 preziose tonnellate di scultura senza neanche porsi la domanda. E se l’indice medio eretto in quel posto volesse proprio ricordarci dell’esistenza dell’etica? Accettiamo questo enorme atto d’amore. L.O.V.E. Non ci sono altre parole. Tks.

